In attesa del verdetto, previsto nel mese di maggio, la macchina di Expo 2020 Dubai non si era mai fermata e non si fermerà nemmeno adesso che il Bie (l’organismo intergovernativo che organizza le Esposizioni universali) ha deciso di posticipare di un anno il grande evento, con avvio il 1° ottobre 2021 e chiusura il 31 marzo 2022.

È l’ennesima conseguenza della pandemia da Covid-19, ma il Commissario generale per la partecipazione dell’Italia, Paolo Glisenti, invita a guardare con atteggiamento positivo al rinvio: «Vista la situazione, sarebbe stato un fallimento e invece in questo modo sarà il più grande evento mondiale del 2021 per il rilancio delle relazioni internazionali, un tema che dopo questa lo scoppio di questa pandemia è diventato fondamentale, a tutti i livelli: politico e diplomatico, scientifico e sociale».


Un’occasione di ripartenza
Non si tratta soltanto di ottimismo di facciata: il Commissario ricorda che a Dubai saranno presenti 190 Paesi, con 25 milioni di visitatori da tutto il mondo, e che per l’Italia si tratterà di una grande piattaforma di promozione del proprio territorio, dalle università alle imprese, dalle bellezze naturali a quelle artistiche e culturali.

«Sarà un’occasione irripetibile di rilancio dell’export, ma anche di attrazione di investimenti nel nostro Paese – prosegue Glisenti -. Lo sarebbe stato in ogni caso, ma ora questo strumento diventa ancora più importante per riprendersi dalla crisi».

Ovviamente, la partecipazione a Expo Dubai dovrà essere ripensata: il tema resta lo stesso (Connecting Minds, Creating the Future, collegare le menti, creare il futuro), ma lemergenza Covid-19 ha accelerato e reso obbligatori, come sappiamo, molti processi di innovazione soprattutto sul fronte della trasformazione digitale. Ecco: l’Esposizione di Dubai sarà «la prima grande manifestazione mondiale in cui tutte le realtà del Paese potranno far conoscere le innovazioni messe in campo per affrontare questa situazione ed è un tema che interessa in modo trasversale tutti i settori, dall’agricoltura all’aerospazio, dalle università e i centri di ricerca al mondo della cultura e del turismo».

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